Oggi il nostro ospite di Riflettore è Paolo Di Lullo chitarra e voce dei Rosarubra. Paolo, i Rosarubra sono in tutto quattro, nominiamo e salutiamo gli altri tre componenti del gruppo?

I compagni di viaggio di questa avventura musicale sono: Andrea Bitai violoncellista nata a Budapest ma che vive da parecchi anni in Friuli, Diego Forcione bassista di Gorizia con trascorsi in gruppi anche di fama nazionale. Infine, alla batteria abbiamo Giacomo Carpineti, un artista molto eclettico della scena jazz e punk.

Il nome Rosarubra ha un riferimento particolare? Che significato ha per voi questo nome?

Rosarubra, il nome stesso lo dice, viene dal latino e significa “rosa rossa” e simboleggia la passione che è alla base di tutto quello che noi facciamo. La rosa rossa direi che rappresenta questo concetto nel modo più completo. L’idea di fare le cose con il cuore.

La vostra è una formazione nata recentemente, nel 2016, eppure di palchi e location importanti, in così breve tempo, ne avete calcati parecchi. Qual è l’esperienza più bella che hai vissuto finora insieme ai Rosarubra?

Con la precedente formazione abbiamo partecipato ad un FolkEst e dopo essere stati selezionati, poi ad una delle serate finali a Spilimbergo ci siamo esibiti per circa un’ora ed è stata una bella esperienza, anche per il fatto di essere stati accomunati ad artisti importanti.

Amate anche suonare in salotto, in che senso?

Il salotto era nostra sala prove inizialmente, anche perché facevamo musica prettamente acustica, quindi senza nessun tipo di amplificazione. Semplicemente ci incontravamo nel salotto di Andrea, la violoncellista, e lì si suonava e si chiacchierava.

Scrivete le vostre canzoni e a i vostri concerti presentate un repertorio che occhieggia alla migliore tradizione della canzone italiana, quindi sono tutti pezzi scritti in lingua italiana. Chi pensa ai testi e chi alla parte melodica?

Scrivo tutto io. Ho iniziato scrivere a concepirli qualche anno fa e man mano che il lavoro proseguiva si sono evoluti anche come genere. Adesso abbiamo un repertorio di venti trenta canzoni. Infatti, adesso dovremo iniziare a fare dei tagli per contenere i tempi nella durata di un concerto live o di un album.

Avete pensato di realizzare un vero lavoro discografico? Ci state pensando?

Sì, abbiamo registrato qualcosa, delle idee, cinque o sei pezzi. Dei test per delle future registrazioni.

Parlaci del vostro primo singolo ufficiale e spiegaci di che cosa parla.

Il pezzo s’intitola “Una Vita Che Vale”. Si tratta di un ringraziamento al Signore, anche se è rivolta all’amata ideale. La canzone vuole sottolineare che, in un mondo come quello di oggi, in cui si dà tanta importanza all’apparenza e alle cose materiali, in realtà bisognerebbe ringraziare Dio per quello che si è, più che per quello che si ha.

Come è nato questo brano?

Questa canzone è nata davvero di getto, a differenza magari di altre che possono essere definiti dei veri e propri “parti”. Questa è nata in pochi minuti, in un pomeriggio d’estate.

È possibile già scaricarlo, acquistarlo?

No, al momento ancora no perché siamo ancora in fase rifinitura dei brani.

Nei Rosarubra suoni la chitarra e interpreti i vostri pezzi. la tua passione per la musica quando è scattata?

Come tanti altri bambini, fui “costretto” a seguire delle lezioni di pianoforte e quindi già all’età di cinque sei anni era nata questa passione che poi mi ha accompagnato per tutta la vita. Poi nell’adolescenza mi sono avvicinato più alla chitarra.

Quando hai iniziato a strimpellare immaginavi che un giorno avresti avuto una vera e propria formazione?

Sì, è una cosa che mi è sempre piaciuta perché mi sono sempre interessato alla musica, fa sempre parte del mio mondo.

Ognuno dei Rosarubra arriva da altre esperienze musicali. Della tua carriera quali tappe ricordi con più affetto?

Alcuni concerti che abbiamo fatto con altre formazioni, anche se non sono paragonabili alle esperienze che hanno avuto i componenti attuali perché hanno un curriculum più interessante del mio. Quello che mi dà più soddisfazione è avere a fianco dei colleghi così quotati. Si tratta di un bello stimolo per fare sempre meglio.

Ognuno di noi ha una canzone del cuore. Passo quindi alla domanda di rito di Riflettore: quale brano della musica leggera italiana ti sarebbe piaciuto comporre e portare al successo?

È una canzone che io trovo bellissima, così come l’album che la contiene, si tratta di “Tango” di Lucio Dalla. Può essere una canzone difficile da capire, ma forse è proprio questa sua “vaghezza” a renderla davvero bella.

Paolo abbiamo parlato della tua formazione, di te, di musica italiana, non abbiamo ancora dato a chi ci sta ascoltando i vostri contatti.

Ci potete trovare su Instagram e su Facebook in cui potete trovare le nostre novità. In progetto c’è anche l’apertura di un canale YouTube.

Avete altri progetti in attesa di realizzazione?

Speriamo di far uscire l’album quest’estate. Per i live abbiamo una data, il 30 marzo, qui a Udine alla “Girada” e poi a fine giugno a Gorizia.

Adattamento testi : Luca Bellomo

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